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Resti archeologici a Favara

I Sicani, presenti in Sicilia già nel 3° millennio a.C., avevano costruito anche nel territorio di Favara un villaggio preistorico: nel 1956 in una grotta di c.da Ticchiara sono stati scoperti alcune tombe, e vasi dipinti nello stile Castelluccio risalenti al 2400-1900 a.C, e oggi conservati presso il Museo Archeologico Regionale di Agrigento. Altre testimonianze del periodo sicano si hanno a Monte Caltafaraci, in cui insistono anche i resti di fortificazioni greche, e in c.da Stefano dove si può ammirare una vera e propria necropoli sicana rivisitata in epoca bizantina. Nei dintorni della città, in c.da Saraceno, sono venuti alla luce i resti anche di una villa romana della fine del I sec. a.c.

Favara

distanza da Agrigento km 13; abitanti 33.558; altitudine mt.338

Il nome della città rinvia all’origine araba (fawar = sorgente d'acqua), ma la zona presenta testimonianze archeologiche a partire dall’età del bronzo. Secondo le più attendibili fonti storiche, Favara si andò formando nella seconda metà del XIII secolo attorno al Castello chiaramontano, sito nell’ampia piazza Cavour su cui prospettano alcuni palazzi ottocenteschi e pregevoli Chiese.
Poco distante dal paese, la miniera solfifera della Ciavolotta : un tempo attiva ed oggi interessata da un intervento di conversione in parco minerario. Oltre all’uva e ai cereali, nel suo fertile territorio si coltivano mandorli e pistacchi che costituiscono gli ingredienti principali dell’ Agnello Pasquale: specialità dolciaria tipica, cui è dedicata una ricca sagra. La Sagra dell'Agnello Pasquale e la Festa di S. Giuseppe costituiscono le due maggiori manifestazioni di tradizione popolare del luogo.

Cosa vedere: Castello Chiaramontano, Chiesa Madre, Chiesa del Carmine, Chiesa del Rosario, Chiesa dell'Itria. Resti delle necropoli e villa romana.

Cosa gustare:
prodotti tipici e cucina locale, pasticcini di mandorla, Agnello Pasquale; Minestra di S.Giuseppe
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